’innovazione sta cambiando profondamente il trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino. Nuovi farmaci, strategie terapeutiche combinate e una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi dell’infiammazione stanno aprendo prospettive fino a pochi anni fa difficili da immaginare.
Nel nuovo appuntamento di IBD Answers, il progetto di AMICI ETS che affida agli specialisti le domande più importanti delle persone con malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, il professor Silvio Danese, Direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, illustra le principali frontiere della ricerca clinica e descrive un futuro terapeutico caratterizzato da cure più efficaci, più semplici da assumere e sempre più personalizzate.
Una visione fondata su oltre vent’anni di sperimentazioni cliniche e sull’evoluzione della ricerca internazionale, che punta non soltanto a controllare i sintomi, ma a intervenire sempre più in profondità sui processi responsabili della malattia.
Tre direzioni per l’innovazione terapeutica
Secondo il professor Danese, la ricerca farmacologica nelle MICI si sta sviluppando lungo tre principali direttrici.
La prima riguarda i cosiddetti “biobetter”, biologici di nuova generazione progettati per avere una maggiore affinità nei confronti delle citochine coinvolte nell’infiammazione. Oltre a una possibile maggiore efficacia, questi farmaci potrebbero rendere più semplice la gestione della terapia, arrivando in prospettiva a somministrazioni molto distanziate nel tempo, fino a un’unica iniezione ogni sei mesi.
Un secondo ambito di grande interesse è rappresentato dalle terapie combinate. Uno dei limiti delle cure attuali è infatti che un singolo farmaco non risulta efficace in tutti i pazienti. La ricerca sta quindi valutando l’associazione di due trattamenti già efficaci, con l’obiettivo di agire contemporaneamente su differenti vie dell’infiammazione e aumentare le probabilità di risposta, senza determinare necessariamente un incremento degli effetti collaterali.
La terza direzione riguarda le piccole molecole, farmaci disponibili in compresse e capaci di intervenire all’interno della cellula, bloccando in maniera selettiva alcuni meccanismi responsabili dell’infiammazione. Una modalità d’azione che punta a rendere il trattamento sempre più mirato e “intelligente”.
Verso una medicina realmente personalizzata
Il futuro delle MICI, tuttavia, non dipenderà soltanto dalla disponibilità di nuovi farmaci, ma anche dalla capacità di scegliere il trattamento più appropriato per ciascun paziente.
La ricerca accademica e i grandi consorzi internazionali stanno lavorando per individuare profili genetici, molecolari e biologici capaci di prevedere quale terapia possa offrire le maggiori possibilità di successo nella singola persona.
L’obiettivo è superare progressivamente un approccio basato sui tentativi successivi e arrivare a una medicina sempre più personalizzata, nella quale la scelta terapeutica tenga conto delle caratteristiche specifiche della malattia e dei differenti meccanismi che alimentano l’infiammazione.
Per spiegare questo concetto, il professor Danese utilizza l’immagine di una diga: per abbassare realmente il livello dell’acqua non è sufficiente intervenire su un solo affluente, ma può essere necessario identificare e bloccare contemporaneamente le diverse vie che contribuiscono ad alimentare il processo infiammatorio.
Dalla remissione profonda alla remissione molecolare
Negli ultimi anni gli obiettivi terapeutici nelle MICI sono diventati sempre più ambiziosi. Non ci si limita più alla sola scomparsa dei sintomi, ma si cerca di ottenere una remissione profonda, associata alla guarigione delle lesioni visibili all’endoscopia e alla riduzione dell’infiammazione presente nei tessuti.
La prossima sfida è rappresentata dalla remissione molecolare.
L’obiettivo è spegnere l’infiammazione non soltanto nelle sue manifestazioni cliniche, endoscopiche e istologiche, ma anche nei meccanismi molecolari più profondi che possono continuare a mantenere attiva la malattia.
«Vogliamo fare in modo che il fuoco sotto la cenere sia definitivamente spento».
Con questa immagine, il professor Danese descrive un traguardo che richiama quanto già avviene in altri ambiti della medicina, come l’oncologia: individuare anche le tracce più profonde e meno visibili della malattia, per ridurre il rischio che l’infiammazione possa riattivarsi.
Una prospettiva concreta per i pazienti
Biologici di nuova generazione, terapie combinate, piccole molecole e medicina personalizzata rappresentano differenti aspetti di un’unica trasformazione: rendere le cure più efficaci, selettive e adatte alle caratteristiche di ogni paziente.
La strada della ricerca è ancora in evoluzione, ma il messaggio che emerge dall’intervento del professor Danese è improntato a un forte ottimismo. La conoscenza dei meccanismi delle MICI continua ad aumentare e, con essa, cresce la possibilità di raggiungere obiettivi terapeutici sempre più profondi e duraturi.
Guarda il nuovo video di IBD Answers con il professor Silvio Danese e scopri come la ricerca sta costruendo il futuro delle cure per la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.